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Affreschi di Cimabue

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Cimabue

Il maestro nascosto: Cimabue

Il destino sembra aver relegato il pittore fiorentino Cimabue nell'ombra in paragone agli altri maestri della storia dell'arte. In parte la sua fama fu offuscata dalla popolarità di altri artisti, particolarmente Giotto. La maggior parte dei suoi lavori sono stati sia persi durante i secoli, sia hanno subito numerosi danneggiamenti dovuti a disastri naturali. Perfino la data della nascita di Cimabue è conosciuta solo approssimativamente, compresa tra il 1240 e il 1245. Il primo fatto storico della sua vita è in una notazione del 18 giugno 1272, dove fu presente a Roma come testimone per la cerimonia di insediamento di Papa Gregorio X del monastero di San Damiano. Il fatto che fu chiamato a testimoniare l'evento suggerisce che al tempo Cimabue era già una figura molto ben conosciuta. E' anche da considerare che Cimabue viaggiando a Roma venne a contatto e influenzato dalla scuola classica.

Da allora l'unica informazione storica disponbilile è per un evento di 25 anni più tardi, quando tra il 1301 e il 1302, Cimabue fu chiamato a Pisa a completare il mosaico della cattedrale. Nel 1301 anche l'ospedale di Santa Chiara incarica il maestro con il dipinto di un grande pezzo, che è stato sfortunatamente perso. Nell'anno 1302 il grande maestro muore.

Nonostante la scarsità di informazioni, da ricerche seguenti si è giunti alla conclusione che Cimabue fu probabilmente il primo innovatore nell'arte italiana, vincendo la rigidità stilistica dell'arte bizantina e spostandosi a colori e rappresentazioni naturali di immagini. Lo storico d'arte Vasari fu il primo ad attribuire la decorazione degli affreschi nella basilica di Assisi a Cimabue, con l'eccezone di quelli che riguardano la vita di San Francesco che furono dipinti da Giotto. Comunque, mentre innovazione e promozione è riconosciuta come cambiamento nella storia dell'arte, fu Giotto che portò attraverso la promozione ad un maggiore cambiamento nella forma d'arte.

Tra i maggiori lavori attribuiti a Cimabue troviamo la grande volta nella chiesa di San Domenico ad Arezzo. Si crede che il dipinto sia datato intorno al 1270. Un elemento innovativo è che Cristo è descritto in un drammatico momento della sua morte, sottolineando la comunanza con la sofferenza umana. Questo dipinto, innovatore per molti aspetti, non è ancora la piena espressione dello stile di Cimabue.

Il fatto che lo stile di Cimabue fu susseguentemente influenzato dalla sua esperienza romana è sottolineato dai suoi affreschi nella volta degli Evangelisti nella basilica superiore di San Francesco di Assisi

Gli altri affreschi nella basilica di San Francesco sono raggruppati in tre distinti cicli: otto sono legate alla storia della vergine, molte scene apocalittiche, e finalmente cinque storie apostoliche. Le decorazioni completate da due grandi affreschi della crocifissione, su entrambi lati della chiesa.

Sfortunatamente, molti degli affreschi sono arrivati a noi in uno stato compromesso. Cimabue, per completare i suoi lavori, fece ricorso all'uso estensivo di tempera per i ritocchi sugli affreschi secchi, e nei secoli molti di questi si persero. Inoltre, il colore bianco usato per evidenziare porzioni di dipinti sono diventati parecchio ossidati, causando una inversione tra il chiaro e lo scuro degli affreschi. Il terremoto del 1997 creò conseguenze ancora più pesanti dovute al collasso o spaccamento del supporto dei muri, ma una intensiva restaurazione ha aiutato a rimediare a questi problemi.


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